Intellettuali malinconici, tra cronaca e cemento. Antonio Scurati (La Stampa): “Il paesaggio muore con la storia”

2008 Agosto 28

“[...] Il paesaggio che, al tempo della cronaca, si apre dinnanzi all’uomo vissuto nella storia e per la storia è un paesaggio di rovine. Di rovine e di abusi edilizi (che sono poi le rovine del presente). Pensiamo a uno di quei tanti meravigliosi paesaggi storici di cui era fatta l’Italia, quei paesaggi viventi, scolpiti nei secoli dal lavoro dell’uomo. Prima li abbiamo sottoposti a rigidi vincoli conservativi, dichiarati patrimonio dell’umanità e poi abbandonati alla quotidiana erosione dall’assenza di un piano regolatore, di un progetto di sviluppo, di un’idea di futuro e di mondo. Ecco allora che, giorno dopo giorno, scandito dal tempo della cronaca, si svolge il lavoro della decomposizione: qualcuno dipinge di rosso acrilico la sua casetta accanto all’antico campanile, qualcun altro estirpa la vite per piantare una chicas, i più audaci impiegano i teli neri che in inverno proteggevano i limoneti per occultare un bilocale costruito nottetempo. Di questo passo, presto o tardi, tutti ci risvegliamo in una qualunque periferia fatta di squallide scatolette di cemento.

Eppure, non se ne esce. Al tempo della cronaca l’opinione pubblica c’è ma vive di emergenze: il suo è, dunque, un parere del tutto incidentale. In questo tempo d’epocale sconfitta la sinistra dovrebbe intraprendere una “lunga marcia”, ma le lunghe marce hanno di necessità il passo della storia. E nessuno riesce più a sostenerlo. In questi tempi di silenziosa erosione non si ode nemmeno più il “lamento della scavatrice” che afflisse l’orecchio di Pasolini nell’Italia del boom economico e della prima, massiccia speculazione edilizia. Non sono più tempi questi di lamentazioni tragiche. La cronaca le ha sostituite con il ronzio di un termitaio in espansione. Un rumore sordo di basso continuo. Questa la colonna sonora delle vite di quelli che, come noi, vivono abusivi nel presente“.

Antonio Scurati (n. 1969), “Un uomo senza storia”. Col nuovo secolo siamo entrati nell’era della cronaca / conosciamo soltanto la dimensione del momento, da “La Stampa”, martedì 26 agosto 2008, pagina p. 31, ultimi due capoversi [articolo integrale in La Stampa online: www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200808articoli/35943girata.asp]

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