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Scuola, precari e turismo: la Gelmini, la Brambilla e la resistibilissima leggerezza dell’io

10 settembre 2008
Il Ministro della Pubblica Istruzione

Il Ministro della Pubblica Istruzione

Non sono mancate in questi ultimi due giorni le critiche e le polemiche politiche alla proposta lanciata dal governo su suggerimento del ministro della pubblica istruzione Mariastella Gelmini e del sottosegretario al turismo Michela Vittoria Brambilla di riassorbire docenti e professori precari dirottandoli dalla scuola verso l’orizzonte delle professioni turistiche. Certo, al di là della troppa retorica di maniera spesa un po’ a vuoto da molti politici, non è mancato chi è entrato anche nel merito dei problemi che persino a livello pratico una scelta del genere comporterebbe. Per esempio, riprendendo se non proprio le parole ameno la sostanza dell’obiezione, è stato detto: “quanto mai più di un panettiere o di un impiegato postale ne potrà saperne di turismo un professore di matematica o di materie tecniche precario – e non sono pochi – che legittimi la scelta di affidargli un qualsiasi incarico di insegnamento ad operatori turistici?” L’idea che qualche corso di riqualificazione risolverebbe il problema non sta in piedi e anzi aprirebbe conflitti paradossali. Uno dei nodi essenziali che sorprendentemente nella sua ovvietà è sfuggita a tanti barbati opinionisti l’ha subito colta una giovane studentessa, Silvia Falanga, che ha preso carta e penna e ha scritto una lettera apparsa ieri sul Messaggero di Roma: “una domanda mi sorge spontanea – si legge nella sua missiva -, se nel settore del turismo andranno a lavorare i 150 mila precari, dove potranno trovare lavoro tutti coloro che hanno effettuato un percorso scolastico specializzato nel settore turistico? Che senso hanno a questo punto gli Istituti Professionali per il turismo o le stesse facoltà con indirizzo nel settore?”. Domande tutt’altro che banali o da poco, senza dubbio.

Gentile Redazione sono una studentessa dell’università di Tor Vergata, facoltà Lettere e Filosofia. In particolare mi occupo e studio da tempo nel settore turistico. Oggi, leggendo i quotidiani e guardando il telegiornale, sono venuta a conoscenza che, per evitare gli sprechi nella scuola Italiana, il Ministro Mariastella Gelmini pensa di riorganizzare la rete scolastica.

L’area di riconversione dei 150 mila insegnanti senza cattedra sarà quella del Turismo, Operatori del Settore e Guide Turistiche. Ora, una domanda mi sorge spontanea: se nel settore del turismo andranno a lavorare i 150 mila precari, dove potranno trovare lavoro tutti coloro che hanno effettuato un percorso scolastico specializzato nel settore turistico? Che senso hanno a questo punto gli Istituti Professionali per il turismo o le stesse facoltà con indirizzo nel settore? Che senso ha continuare a specializzarsi in un settore quando si vuole coprire i posti di lavoro con insegnanti che, nella maggior parte dei casi, non hanno alcuna preparazione in merito?

Per salvare i posti agli insegnanti si sottrae possibilità di lavoro ai giovani laureati e non, che hanno deciso di intraprendere un corso di studio in questo settore. Quante parole dette “si ricercano operatori del turismo specializzati”! Tutte parole al vento! E per i giovani un presa in giro in più! La ringrazio per l’attenzione, Cordiali Saluti, Silvia Falanga (9 settembre 2008)” [da "Il Messaggero"]

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