Progetti per il porto di Albenga: intervista a Julien De Smedt

2008 Novembre 12
(foto archivio M.C. Press)

(foto archivio M.C. Press)

Ripropongo qui nel blog (**) l’intervista fatta all’architetto Julien De Smedt, parte di uno “Speciale porto di Albenga” a cura di Mary Caridi e Fabrizio Pinna apparso nel quindicinale “Il Ponente” (vedilo più sotto in formato immagine).

(**) Come si sa, la Nem Sgr di Vicenza per concorrere alla realizzazione del nuovo porto di Albenga si è affidata all’architetto belga Julien de Smedt, già co-fondatore nel 2001 di Plot, lo studio premiato nel 2004 alla Biennale di Venezia con il “Leone d’Oro / miglior sala da concerti” per la realizzazione di Stavanger (Norvegia), e dal 2006 direttore dello JDS Architects (con sede a Copenaghen), studio multidisciplinare vincitore anch’esso di numerosi premi internazionali di architettura e presente anche quest’anno all’undicesima Biennale veneziana d’architettura “Out There: Architecture Beyond Building” diretta da Aaron Betsky che chiuderà i battenti all’Arsenale il 23 novembre.

Julien de Smedt, 33 anni, è considerato uno dei giovani talenti della cosiddetta “architettura informale” attenta al contesto urbano e ambientale, come ha reso evidente anche il suo recente disegno per il restyling del lungomare di Rimini. Di passaggio ad Albenga il 7 ottobre per la presentazione pubblica da parte della Nem Sgr (alla quale hanno poi fatto seguito le 4 proposte concorrenti dell’architetto Vittorio Tarizzo, Guerrini Spa, Mast Srl e Adorea Srl), il Ponente lo ha intervistato sul suo nuovo progetto ideato per il porticciolo ingauno, il quale nelle scorse settimane ha sollevato in città consensi ma anche dubbi.

D: Nella proposta presentata al comune dalla Nem Sgr il porto di Albenga dovrebbe trovare collocazione nella zona antistante il Seminario, longitudinalmente al lungomare; può descrivere sinteticamente ai lettori de “Il Ponente” il suo progetto, anche dal punto di vista della sua integrazione con il tessuto urbano esistente?

R: Sì, è questo forse il modo migliore per incominciare a parlare del progetto, proprio dalla sua integrazione all’interno del territorio. Infatti il concetto di base di questa nuova realizzazione è che sia un porticciolo integrato nel tessuto urbano di Albenga; lo scopo che mi sono prefisso è stato proprio quello di creare un intimo legame tra la città e il mare, stabilendo una sinergia più stretta tra porto e centro storico. Questo porticciolo deve essere un’opera importante per la città e abbiamo perciò pensato alla sua integrazione anche in prospettiva dello spostamento [a monte] della ferrovia; noi vogliamo che sia la città che arrivi fino alla marina e che la marina poi possa avere questi contatti stretti con la città. Effettivamente questo è un punto di forza del nostro progetto, il forte collegamento tra il porticciolo e la città: noi non vogliamo, insomma, che sia la marina che finisca nella città, ma deve invece essere la città a racchiuderla.

Una foto del platico del progetto dell'architetto De Smedt per il porto di Albenga

Una foto del plastico del progetto dell'architetto Julien De Smedt per il porto di Albenga

D: Insomma, una specie di circolarità o, meglio, il centro storico e il porto visti idealmente come i due fuochi di un’ellisse, se si vuole. Al progetto e alla localizzazione da voi scelta sono però state avanzate diverse obiezioni di carattere economico e ambientale; in particolare, riassumendone alcune delle più rilevanti, il porto causerebbe la sparizione delle spiagge del lungomare e avrebbe un impatto sul Sic (sito di interesse comunitario) marino con conseguenze negative sulle praterie di poseidonia. Inoltre, è stato detto, nel caso di ampliamento finirebbe per spodestare anche aree agricole…

R: Forse è meglio partire dall’ultimo punto; per quanto riguarda l’utilizzazione di terre agricole, il nostro progetto non prevede assolutamente un’eventualità del genere. Per quanto riguarda invece quelle che sono le obiezioni da un punto di vista ambientale, dunque la protezione della flora e della fauna marina e del sito di interesse comunitario, noi ci siamo appoggiati a dei consulenti di alto profilo professionale esperti in questo campo che ci hanno supportato proprio per evitare che il nostro progetto possa avere un impatto negativo sull’ambiente. Per le spiagge saranno ricavati nuovi spazi equivalenti nella zona del retroporto; il progetto forse a prima vista può apparire semplice ma è frutto di un lavoro attento e accurato: dopo tre mesi di lavoro intenso sono arrivato alla realizzazione di diversi disegni e alla scelta finale di quello poi presentato proprio perché rispetta i vincoli paesaggistici e le necessità espresse dalla città, come la salvaguardia e il mantenimento della Lega Navale e del Circolo Nautico.

D: Ritorniamo ancora sulla questione della “sostenibilità ambientale” del suo progetto: sono previste tecnologie specifiche, per così dire, in questa direzione? Penso, ad esempio, ai pannelli solari installati nel porticciolo turistico di Capo S. Donato a Finale Ligure o soluzioni simili…

R: Direi che al momento vi sono molte cattive idee per quanto riguarda ciò che effettivamente si debba intendere per “sostenibilità”. Si pensa infatti che mettendo dei pannelli solari o mettendo delle turbine eoliche si assicura in questo modo la sostenibilità di un progetto; in realtà le cose non stanno così e sono ben altri i modi per garantirla. Il nostro progetto è un progetto estremamente fluido, un progetto che fa sì che venga protetta l’irradiazione solare e ci sia una giusta dispersione del vento. Se questo poi non bastasse per rendere sostenibile il progetto stesso, allora si può ricorrere a un backup di tipo tecnologico. Però questo è un approccio che mi piace un po’ meno; io preferisco infatti avere un approccio low-tech, a bassa tecnologia, e sfruttare nella maniera più naturale possibile quelle che sono le risorse disponibili.

D: Per concludere: qual è, dal suo punto di vista di architetto, il maggior pregio in questo progetto di porto da lei ideato per Albenga?

R: Come ho anticipato all’inizio dell’intervista, penso sia senza dubbio proprio il suo integrarsi con la città; vorrei utilizzare per la realizzazione di quest’opera lo stesso materiale che è servito per erigere le torri del centro storico, in modo da unire passato e futuro, rimanendo sempre ancorato al territorio e alla sua unicità. La soluzione presentata non è, però, un punto di arrivo ma di partenza, sul quale discutere e lavorare: lo spazio in cui lavora l’architetto è quello in cui si nasce, si vive e si muore e per questo è importate vivere l’architettura come cosa di tutti i giorni, discuterne, come si fa con una partita di calcio. Solo in questo modo si può dar vita ad opere che entrano a far parte della nostra quotidianità.

[P.S.: ancora un grazie all'interprete...]

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