Porto di Albenga: intervista al vice sindaco e assessore all’urbanistica Franco Vazio

2008 Novembre 20
Il Sindaco di Albenga Antonello Tabbò (a sinistra) e il vice sindaco e assessore all'urbanistica Franco Vazio

Il Sindaco di Albenga Antonello Tabbò (a sinistra) e il vice sindaco e assessore all'urbanistica Franco Vazio

L’annosa questione della costruzione di un porto ad Albenga che si trascina da tempo immemorabile di amministrazione in amministrazione e fu affrontata ancora una volta prima della caduta della Giunta Zunino, è stato uno dei temi anche della campagna elettorale del 2005, tanto che appena insediata la giunta Tabbò, già nei primi consigli comunali (6 giugno e 3 agosto 2005) fu tra l’altro motivo di accesi dibattiti tra minoranza e maggioranza, sulla futura possibile collocazione e sullo studio preliminare di fattibilità, per così dire, commissionato all’Università di Padova. Nella seduta consigliare del 29 ottobre 2007, un po’ a sorpresa, l’annuncio che la giunta regionale aveva verificato la conformità al piano della costa di un porto ad Albenga aprendo così la strada alla possibile valutazione di concreti progetti. “Non è che ci illudiamo che il porto possa esserci domani mattina né vogliamo illudere nessuno che possa essere tutto così semplice ma sicuramente un passo in avanti importante è stato fatto”, dichiarava con soddisfazione in quell’occasione il sindaco Antonello Tabbò ad apertura di seduta; l’ultima svolta, è venuta però il 30 di luglio, con la presentazione da parte della Nem Sgr della richiesta di concessione per la realizzazione di un porto turistico al quale hanno poi fatto seguito quattro domande concorrenti depositate dall’architetto Vittorio Tarizzo, dalla Guerrini Spa, dalla Mast Srl e dalla Adorea Srl illustrate nelle scorse settimane all’auditorium San Carlo. Il Ponente ha intervistato il vice sindaco e assessore all’urbanistica Franco Vazio per capire fino a che punto esistano oggi realmente le condizioni perché la città possa vedere infine realizzato il progetto.

D: Di fare un porto ad Albenga si parla addirittura da metà degli anni Cinquanta, se non prima, ma tutti i tentativi precedenti sono finiti per naufragare, tra veti politici e/o economici in un nulla di fatto, non arrivando mai, o quasi, nemmeno alla fase di concreta progettazione…

R: Sì, quando siamo stati eletti, anche noi ci siamo trovati ad affrontare il tema porto, un tema che è all’ordine del giorno della città di Albenga ormai da decenni. Le forze politiche questo porto l’hanno immaginato collocato ovunque, dalla zona di Vadino ai confini con Alassio sino a quella opposta di levante ai confini con Ceriale.

La verità è che in tutti questi posizionamenti del porto le valutazioni di tipo “politico” prevalevano rispetto a una analisi più specificamente “tecnica” sul dove potesse essere effettivamente realizzato. Ovviamente ogni forza politica che all’epoca ha proposto un suo determinato posizionamento faceva valutazioni politiche diverse: c’era chi voleva rivitalizzare Vadino, c’era chi puntava a un inserimento nella zona più esterna, verso Ceriale, da urbanizzare, altri che ritenevano invece fosse da contestualizzare all’interno del tessuto urbano e così via.

L’impostazione che noi abbiamo dato con il Sindaco Antonello Tabbò è stata proprio quella di capovolgere tale orientamento, decidendo, cioè, di far precedere una valutazione tecnica per stabilire prima dove fosse meglio realizzare il porto. Fatto questo, è ora possibile avviare un ragionamento politico sul posizionamento, fermo restando che… noi abbiamo detto fin da subito cosa non volevamo. Come abbiamo spiegato anche in Consiglio Comunale, lo studio preliminare commissionato all’epoca all’Università di Padova aveva già come paletto il fatto che non si voleva andare a intaccare sotto il profilo urbanistico la zona agricola: Albenga ha diverse anime economiche, ha un’anima del terziario, un’anima del commercio e naturalmente un’anima agricola che è fonte importante di prosperità e che quindi noi non possiamo pensare di andare a distruggere.

L’Università di Padova ha individuato una zona che va dalla darsena alla zona più a levante verso Ceriale come quella ottimale per inserire una struttura portuale, in grado quindi di riqualificare contestualmente il fronte mare, perché dobbiamo tenere anche conto che quando verrà spostata la ferrovia noi avremo il problema della manutenzione del rilevato ferroviario e di conseguenza la riqualificazione di quell’area è un problema che da un lato significa migliore qualità urbana ma dall’altro significa minore spesa di manutenzione. Se noi lasciamo la situazione così com’è ora, in futuro Albenga si troverà a dover spendere periodicamente centinai di migliaia di euro per fare questa manutenzione.

D: Sono stati presentati 5 progetti tutti finanziariamente piuttosto impegnativi anche per una città come Albenga; si parla infatti di parecchie decine di milioni di euro di investimento da parte di privati. Come valuta questo aspetto?

R: La costruzione del porto muoverà da 60 a 110 milioni di euro; in una situazione di crisi economica e finanziaria come l’attuale trovare persone che fanno investimenti di questa entità significa innanzitutto che ritengono la città di Albenga abbia le capacità di reggere una struttura portuale di questa natura, perché per sostenersi bisogna avere un contesto economico che ti porti delle barche. Inoltre – con un briciolo, forse, di arroganza – evidentemente ritengono di avere davanti a sé degli interlocutori seri, un’amministrazione comunale seria che, cioè, a fronte di una proposta che viene esaminata darà delle risposte concrete e soprattutto in linea con le aspettative e i tempi dell’economia, perché nessun imprenditore fa e presenta un progetto che già da solo costa decine o centinaia di migliaia di euro pensando di avere di fronte, per così dire, dei “brucia baracche”. Sono stati presentati con forti investimenti cinque progetti competitivi perché ognuno spera di vincere e hanno fiducia che il porto si farà.

D: Esistono però delle direttive regionali, più volte ribadite anche dal presidente Claudio Burlando, piuttosto esplicite sulle dimensioni e l’impatto attenuato sulla costa che i nuovi porti dovranno avere in Liguria; tra i progetti tuttavia alcuni sembrano violare abbondantemente tali indicazioni, a partire dalle dimensioni e dal numero dei posti barca. La Regione parla, per il caso di Albenga, di un limite massimo di circa 450 posti, ma tra i 5 progetti concorrenti si oscilla tra i 400 di quello presentato dalla Mast Srl fino agli 860, mi pare, del cosiddetto atollo ideato dall’architetto Tarizzo. Non c’è il rischio di una bocciatura da parte della Regione già in partenza?

R: Le direttive regionali – almeno alcune – sono chiare, altre dovranno essere discusse; nel novembre 2007 una delibera di Giunta della regione ha accolto formalmente la richiesta di Albenga di avere un porto, che potrà essere inserito nella zona che va dalla darsena alla regione Burrone verso Ceriale, che dovrà essere un porto molto integrato con la città e non dovrà essere giustificato dalla residenza. Come ha detto il presidente Burlando – e noi lo condividiamo appieno -, la città c’è già, il borgo e la residenza che giustificano il porto ci sono già e sono il centro storico e la zona mare; noi dobbiamo realizzare solamente una cosa bella e funzionale dove le barche possono essere attraccate e che apra nuove prospettive di sviluppo per la città di Albenga.

Sul fatto che il porto debba avere, per rientrare nella programmazione, una dimensione di 450 posti barca, il problema che ci si deve porre è: io faccio un progetto preliminare di porto da 500/850 posti barca, ma li posso poi ridurre a 450 e farlo ancora stare in piedi economicamente e finanziariamente? Se la risposta è sì, bene; in caso contrario diventa un problema. Naturalmente noi abbiamo tutto l’interesse che il progetto funzioni, perché se uno costruisce il porto e poi non sta insieme economicamente, a gestirlo in perdita alla fine si troveranno il Comune di Albenga e la Regione Liguria. Quindi la Regione, come è a tutti noto, ha posto prerequisiti economico-finanziari e urbanistici importanti: chiedono che sia presentato un progetto che si inquadri nella programmazione regionale, cioè 450 posti barca, e rispetti l’inserimento nel tessuto urbano.

D: I progetti sono stati presentati alla cittadinanza ed esiste un confronto con le categorie economiche più direttamente coinvolte nella costruzione del porto. Anche al di là delle singole polemiche che non sono mancate nei mesi scorsi, quale ritiene sia oggi l’orientamento generale sulla prospettiva che Albenga abbia un suo porto?

R: Noi abbiamo voluto coinvolgere la città anche nella presentazione dei progetti; questo non significa che vogliamo fare un referendum, ma noi crediamo giusto sentire anche gli umori e le aspettative della cittadinanza. La convinzione che ne abbiamo tratto è che, al di là di alcune eccezioni, c’è la quasi totale unanimità di consensi sul fatto che il porto debba essere fatto.

C’è la condivisione dell’idea, in generale, anche da parte delle associazioni di categoria, quindi l’associazione Bagni Marini, il Circolo Nautico e la Lega Navale, con le quali abbiamo già iniziato un nuovo confronto serrato sui singoli progetti. Mi pare che le criticità manifestate sulle singole strutture portuali siano tutto sommato criticità e contrarietà che possono essere superate. Mi sembra che siano state avanzate richieste e condizioni comprensibili, ragionevoli e tutto sommato accoglibili; quando individui e vedi quali sono i problemi, poi affrontandoli si possono trovare delle soluzioni. Il confronto con le categorie economiche è stato e sarà fatto in maniera estesa; dobbiamo vedere a questo punto, e stiamo facendo questo lavoro con loro, quale di questi progetti ottiene il massimo risultato, cioè il miglior risultato sotto il profilo economico-finanziario, sotto il profilo estetico-urbanistico e il minor impatto sull’agricoltura e sull’ambiente, tenendo conto che noi abbiamo sempre alcuni paletti, cioè dobbiamo evitare di andare sul Sic, non dobbiamo danneggiare le praterie di poseidonia e dobbiamo migliorare il waterfront. Questo è in sostanza il quadro generale.

D: Ma lei, intendo non solo come amministratore, ma anche come cittadino ingauno, quale ritiene possa essere per la città la posizione ideale della marina?

R: Come cittadino posso dire che secondo me, anche al di là di quello che dice la Regione, i porti vadano costruiti sempre il più possibile vicini alla città. Sono i più vitali; i porti che vengono messi a tre chilometri dalla città soffrono di una situazione che è la distanza dal centro. Detto questo, noi non stiamo parlando di progetti che sono agli antipodi rispetto a questa filosofia, perché si tratta di 500/600 metri, al massimo un chilometro di differenza nella loro diversa collocazione. La problematica vera nel posizionamento è il retroporto; è lì che si pone la questione principale anche dal punto di vista politico-amministrativo. Ora, noi stiamo appunto esaminando questo, cioè quali sono le ricadute sul retroporto.

Oltre alle valutazioni di ordine più strettamente tecnico che dovranno essere considerate verificando l’esigenza di una collocazione dell’apertura della bocca di porto più a levante o più a ponente, ci sono, insomma, anche valutazioni di tipo politico sull’opportunità o meno di collocarlo in una determinata zona o in un’altra. Per esempio, com’è noto, le organizzazioni contadine sostengono che la zona più spostata a levante verso Ceriale sia il presupposto per andare a realizzare delle volumetrie [a scapito dell'agricoltura], che è ciò che non vuole peraltro anche la Regione. Però dire per questo che i due progetti presentati tra le regioni Burrone e Antognano rispondano davvero a questo meccanismo, sono ancora tutti da verificare. Io non mi sento di dire che non rispettano queste condizioni, perché sarebbe aver già scelto a priori pregiudizialmente quale sarà la localizzazione precisa del porto e quali saranno i progetti da approfondire e non è questo che vogliamo fare.

D: Come lei stesso accenna e ricordava già all’inizio dell’intervista, la questione del porto si è spesso scontrata proprio con le differenti valutazioni di tipo politico/economico su vari punti. Qual è la situazione da questo punto di vista, anche nei rapporti con i gruppi di minoranza?

R: Ci sono all’interno del Consiglio Comunale una universalità d’intenti nel volere realizzare il porto; anche l’interlocuzione con l’opposizione è già stata avviata e proseguirà dopo il confronto con le categorie economiche. Sarà un processo concordato con l’opposizione e mi pare di poter dire che ci sia stata una forte apertura da parte della minoranza per costruire insieme un percorso condiviso; lo stesso Barbero provocatoriamente dice “io sono d’accordo anche se lo fate alla casa rossa” [scil.: sulla collina il Monte di Vadino]; così i consiglieri di minoranza Zunino, Distilo, Vannucci.

Il porto si può fare se Comune e Regione sono d’accordo; poiché questo percorso dev’essere condiviso tra comune e Regione, mi sembra assai improbabile che una parte dell’opposizione, che magari è minoranza nel Consiglio Comunale, voglia tentare di imporre alla maggioranza e alla Regione scelte tutte personali. Io non credo che accadrà questo, ma penso che si arriverà a una condivisione di un progetto, di un’ipotesi progettuale che corrisponda alle condizioni poste dalla Regione. Se così non fosse, vorrebbe dire che non si vuole fare il porto; è inutile presentare delle opzioni sapendo già che la Regione dirà ‘no’ perché non rientrano nelle linee da lei stabilite.

D: Spesso, anche nei (molti) anni scorsi si è parlato del porto come una possibilità in termini di sviluppo e occupazione sempre sfumata per la città. Anche lei ritiene che avere o non avere una marina ad Albenga possa incidere realmente a fondo sul tessuto socio-economico della città?

R: Guardi, parliamo di 60/110 milioni di euro nella sola fase di costruzione del porto, ma dobbiamo anche considerare seriamente quello che sarà l’indotto che porterà la nautica appunto in termini di sviluppo, di economia e di occupazione nella fase successiva. Artigiani e imprese in fase di costruzione, ma anche quelle che lavoreranno poi a porto ultimato, manutentori delle barche, marinai, assicurazioni, mediatori, broker nautici; senza contare poi le connessioni con le strutture turistico ricettive, la ristorazione e così via, o la stessa rivalutazione delle proprietà. Noi non dobbiamo augurarci una bolla speculativa, ma poiché gli albenganesi hanno delle case, anche sapere che colui che non ha l’interesse della barca, che non ha interesse ad andare al mare, vedrà comunque rivalutare il proprio immobile è comunque un fatto positivo. Il porto, insomma, è un volano collocato nella zona centrale della città enorme, è effettivamente una operazione economica finanziaria per Albenga che secondo me potrà mettere a posto la città per i prossimi trent’anni. Se aggiungiamo poi che Albenga ha il suo centro storico e si potrà quindi creare una sinergia sotto il profilo dello sviluppo economico finanziario, secondo me siamo di fronte a un’occasione che se dovesse essere persa per la posizione di singoli sarebbe davvero un fatto molto grave, se non un vero e proprio delitto di proporzioni bibliche.

(**) per le megainterviste de “Il Ponente”, n. 9, novembre 2008

9 Risposte Lascia un →
  1. 2008 Novembre 21
    mary permalink

    caro Fabrizio, ma lo sai che sei un blogger molto preparato! Ottimi i contenuti e pure le foto. ciao Mary

  2. 2008 Novembre 21

    Ciao Mary, grazie… Che ne dici, lo apriamo un dibattito en plein air sull’ingauno porto?
    Ciao – effe

  3. 2008 Novembre 24
    mary permalink

    yes we can! penso che tu debba inviare una mail e il link del tuo blog alla tua mailing list, io la giro alle mie e vai!!!

  4. 2008 Dicembre 9
    Fimbulvetr permalink

    Submitted on 09/12/2008 at 9:56am
    Buongiorno,

    ho trovato un messaggio sul blog di Preve, in un articolo sull’anticemento che, però, riguarda il Porto di Albenga ( http://preve.blogautore.repubblica.it/2008/11/28/il-popolo-dellanti-cemento-e-i-politici-insofferenti/#comment-80 )

    Ho seguito un poco il dibatttio sul porto e mi insteresseebbe sapere se è vero quello che si dice sul progettista Sirito e sullo studio pagato dal Comune di Albenga ai due progettisti della NEM (mi sembra che nella presentaizone del primo progetto abbiano detto che i progettisti della società erano gli stessi che il comune aveva incaricato di fare lo studio di fattibilità del porto)

    Il comune ha detto che la conferenza dei servizi sarebbe stata fissata a dicembre, l’11 dicembre, che è giovedì.

    Ma se sono incompatibili qualcuno lo dovrà dire, in una conferenza o il comune stesso.

    Visto che sei interesato al problema e che parlavate di aprire un blogo suul tema, forse sarebbe meglio parlarne delle incompatibilità.

    Mi sembra che ci siano state delle polemiche sui tempi per presentare altre proposte, magari era proprio sullo studio pagato dal comune che si lamentavano gli altri concorrenti.

    Ciao grazie

    Vittorio (fimbulvetr)

  5. 2008 Dicembre 9

    Buongiorno a te Vittorio,
    vedo che sollevi un po’ di questioni e provo, per quanto mi è possibile allo stato attuale, a riordinare alcuni tasselli visto che in effetti il dibattito intorno al porto di Albenga si è sviluppato in maniera per certi aspetti dispersiva, sollevando di volta in volta in varie pubbliche sedi questione e obiezione disparate (e così, certo, diventa più complicato non perdere il filo e chiarirsi le idee; da qui l’idea che avevo lanciato…).
    Sulla questione, per così dire, Sirito mi sembra abbia chiarito il punto nei giorni scorsi proprio Marco Preve in un articolo su Repubblica (ed. GE) citato in un altro post di questo blog, dove puoi trovare il link al testo (“Il partito del cemento”: se ne discuterà ad Albenga con gli autori e Vittorio Coletti, post del 2-12-2008). Riassumendo, come ricorda Preve, Sirito fu consulente per la Regione; sciolto oggi dal contratto il suo studio ha curato la parte progettuale delle opere marittime per la proposta presentata dall’Adorea (puoi vedere anche la cronaca di Angelo Fresia per la Stampa SV qui: http://www.ponentenotizie.it/articolo_ricerca.asp?id_art=13720). Il giornalista di Repubblica segnala possibili incongruenze e/o incompatibilità, respinte da Giorgio Sirito; i nodi probabilmente saranno sciolti del tutto col procedere dell’iter.
    Lo studio di fattibilità commissionato dal Comune di Albenga fu invece affidato nel 2006 ai professori Ruol e Matteotti dell’Università di Padova; non mi risulta dunque che il Comune abbia mai pagato alcunché ai “due progettisti della NEM” la quale, in quanto società privata, ha presentato per suo conto una richiesta di concessione e un progetto di porto accollandosi naturalmente le spese.
    Quanto ai tempi fissati dall’amministrazione ingauna per la presentazione delle proposte concorrenti, si è polemizzato parecchio e alcuni ritenevano fossero troppo stretti. Fare il processo alle intenzioni credo sia sempre mettersi su un terreno un po’ scivoloso, senza possibilità di venirne davvero a capo. Si voleva agevolare qualcuno, come è stato sostenuto? Mah! Su questo ognuno rimarrà probabilmente con le sue opinioni personali. Comunque sia, 4 proposte concorrenti sono state presentate nei tempi fissati e ciò ha fatto infine smorzare la polemica.
    D’altra parte, sulle incompatibilità, le commissioni competenti daranno un giudizio che, se ritenuto penalizzante da qualcuno, potrà pur sempre essere contestato. Credo che, da questo punto di vista, tutte e 5 le società concorrenti siano più che attrezzate per far valere i propri diritti in caso riscontrino delle scorrettezze nelle procedure di assegnazione. Assistendo agli incontri (alcuni), di gente sprovveduta ne ho vista ben poca, direi…
    Comunque, se in merito allo studio che tu dici “pagato dal comune”, ti riferivi a quello del 2006, non vedo alcuna incompatibilità essendo stato effettuato da una “parte terza” (Padova etc.). Direi che in realtà la polemica, più che da parte dei concorrenti che non hanno mai sollevato pubblicamente – almeno fin’ora – casi di torbide manovre occulte, si è soprattutto concentrata su valutazioni politico-economiche e sulla vexata qaestio della collocazione più idonea. Ma questa mi pare sia una questione diversa da quella che tu ponevi…
    Saluti
    Fabrizio

  6. 2008 Dicembre 10
    Fimbulvetr permalink

    Ciao Fabrizio, leggo solo adesso la tua risposta e ti ringrazio.

    faccio solo alcune precisazioni.

    Sullo studio dei due professori di Padova (Ruol e Matteotti) intendevo dire che il Comune di Albenga lo ha pagato ai due professionisti incaricati, non credo lo abbia poi pubblicato, e dopo, loro sono diventati progettisti firmatari del progetto presentato dalla NEM.

    Il problema non nasce sulla incompatibilità dei due (anche se a dire il vero credo non sia possibile essere consulenti di un Ente pubblico e poi progettisti per conto terzi sempre sulla stessa materia, anzi utilizzando grandemente lo studio stesso) ma, credo, nasca, su quando gli altri hanno avuto a disposizione lo studio pagato dal comune.

    Chiarisco. Lo studio, come dici tu è stato commissionato nel 2006 ma è stato consegnato, credo, nel 2008.

    ad agosto, credo il 4 è iniziato il procedimento messo in moto dal proponente che ha fatto fare il progetto agli ex consulenti del comune, utilizzando lo studio pagato dal Comune. Io non so e credo che lo sappiano meglio gli altri concorrenti, quando hanno potuto accede allo studio, ma credo che il comune non lo abbia mai pubblicato (non reclamizzato, dico pubblicato in maniera che uno lo passa utilizzare, per esempio facendone copia integrale).

    Il comune ha sicuramente pagato (giustamente) lo studio commissionato, se poi Ruol e Matteotti sono anche progettisti della NEM (lo hanno dichiarato nella presentazione al San Carlo), credo sia ragionevole affermare che il comune abbia pagato qualcosa (e giustamente) ai progettisti della NEM.

    In questo caso mi sembra che la vicinanza fra la consegna dello studio al comune e la consegna del progetto ai promotori NEM sia ulteriore elemento di anormalità.

    Non sono esperto di progettazione di porti ma non penso ci vogliano settimane a progettare tutto, ma almeno alcuni mesi.

    L’architetto De Smets mi sembra abbia detto di aver iniziato la progettaizone nei primi meis del 2008.

    Se poi questo sia corretto lo sapranno gli Enti preposti o gli altri concorrenti.

    Ho trovato solo strano che in un articolo così dettagliato e ben redatto come quello di Preve si parlasse solo di Sirito e non di Ruol e Matteotti.

    Non è polemica sterile, leggo su vari siti e blog che alcuni sostengono sia addirittura nulla tutta la procedura.

    Grazie per la pazienza

    Vittorio (fimbulvetr)

  7. 2008 Dicembre 10

    Ciao Vittorio,
    nemmeno a me interessa in alcun modo aprire su questo blog una “polemica sterile” sul porto di Albenga (a che pro?); al limite un dibattito o un confronto argomentato, per puntualizzare su alcune questioni, sollevare problemi e così via, in libertà. Su questa linea mi pare si sia mosso il nostro scambio di post precedente e così proseguo replicando su alcuni punti che tu sollevi e sui quali non concordo o mi risulta diversamente da quanto scrivi.
    Lo studio di fattibilità fatto dall’Università di Padova fu consegnato al Comune lo stesso 2006 e i risultati furono resi noti e pubblici con una conferenza stampa alla quale presero parte, proprio per marcarne l’importanza e creare maggior eco nei media locali, anche il presidente della Regione Burlando e l’assessore reg. Ruggeri (il comunicato stampa del 20 luglio 2006 lo puoi leggere qui: http://www.ponentenotizie.it/articolo_comunicato.asp?id_com=1&id_art=16). Da quella data lo studio era dunque di pubblica consultazione presso il Comune. Difficile accedere agli atti e documenti pubblici ad Albenga? Era la tesi sostenuta nel mezzo della polemica da Massimo Zanelli dei Bagni marini anche in una intervista rilasciata all’Opinione (26-09-2008: http://www.opinione.it/pages.php?dir=naz&act=art&edi=203&id_art=7703) in cui faceva una summa delle sue argomentazioni già divulgate via Stampa e Secolo XIX, pro domo sua… appunto. Zanelli, lecitamente, difendeva i suoi interessi e lo faceva come meglio credeva. Bene o male? Su ciò non ho interesse a disquisire: ognuno è libero di giudicare secondo i propri parametri.
    Ruol e Matteotti sono anche progettisti della NEM, dici? Non ho, ahimé, il dono dell’infallibilità; mi sbaglierò ma, ripeto, a memoria e a conoscenza a me questo proprio non risulta, né ricordo che al San Carlo sia stata detta una cosa simile (ero presente anche io e magari ci siamo pure incrociati, chissà…). Vedrò comunque di verificare un’altra volta, appena avrò l’occasione, sui documenti diretti. Di certo, comunque, nulla ha pagato il Comune di Albenga ai progettisti della NEM; ci mancherebbe altro! Per questo credo che Preve nel suo articolo, così come altri giornalisti diari e pubblicisti che si sono occupati del porto, hanno sollevato questioni su tale punto, né c’è stata alcuna polemica politica, in merito.
    Io non vedo, dunque, le “anormalità” che tu riscontri. Quali fossero le indicazioni dello studio di fattibilità, erano sicuramente note anche alle altre società che poi hanno concorso, le quali infatti ne hanno tenuto conto nei loro progetti poi presentati. Hanno avuto poco tempo per elaborarli, o avendo più tempo avrebbero fatto meglio, diversamente, o avrebbero partecipato anche altre società? È possibile.
    La nullità della procedura che tu giustamente ricordi, è stata invece sollevata dall’Osservatorio Pubblico Ingauno, cioè sostanzialmente da Igi Viveri, e da Giancarlo Dellepiane del neo-nato Cisa (Comitato per la Salvaguardia dell’Ambiente) di Albenga. Hanno depositato una serie di osservazioni per bloccare l’iter del porto; sono circolate pubblicamente, in modo parziale o integrale (in due diverse redazioni, se non ricordo male) un po’ ovunque (quotidiani e periodici cartacei e online, blog, mailing e quant’altro; per averlo sottocchio, qui il link dall’Ivg.it: http://www.ivg.it/2008/09/29/porto-di-albenga-osservazioni-dallosservatorio-pubblico-ingauno-e-dal-cisa/). Naturalmente me le sono lette, ma personalmente non ho competenza tecnica sufficiente in materia per farmi una granitica e immutabile opinione sulla loro fondatezza o meno. Comunque, viste con occhio profano, alcune “obiezioni” mi sono parse un po’ forzate. Gli organi competenti vagliano e vaglieranno, ma credo che tu sappia meglio di me che quando si va sui codici e codicilli legali esiste uno spazio di vischiosa discrezionalità interpretativa e mi sa che – detto in generale – spesso in queste materie prevale chi, armato delle giuste competenze, aguzza più l’ingegno nel trovare legulei cavilli pro o contro la tesi che sostiene. Anche su ciò, si vedrà… Non sono aggiornato agli sviluppi dell’ultima ora; comunque domani ci sarà la prima interlocutoria conferenza dei servizi ref. in Regione e si potrà forse aggiungere qualche elemento nuovo al tutto…
    Saluti
    Fabrizio

  8. 2008 Dicembre 12
    Fimbulvetr permalink

    Ciao Fabrizio,
    ieri ero a Genova per lavoro, purtroppo non potevo far lavorare i ragazzi per via del maltempo.

    Sono andato in Regione alla conferenza dei servizi.

    La NEM ha come progettisti per ingegneria idraulica e impatto ambientale gli ingegneri Ruol e Matteotti (entrambi al tavolo di presentazione ma ha parlato solo Ruol) e anche Tondello (mi ricordavo dalla fisionomia del viso che fosse stato lui a parlare ad Albenga), che ieri non ha parlato ma era presente.
    I nomi li ho letti sulla slide di presentazione.

    Tondello lavora con Ruol e Matteotti, infatti fanno pubblicazioni scientifiche insieme (http://www.image.unipd.it/pages/ricerca.php)

    Per la consegna del lavoro commissionato dal comune credo basti il link che hai segnalato.

    Per le osservazioni di terzi non sono competente nemmeno io ma non i sembra abbiano grandissima consistenza.

    La curiosità però mi ha spinto oltre e, visto che per la mia attività partecipo a gare di appalto e simili, ho cercato fra le varie (immense!!!!) normative che regolano le incompatibilità.

    Ho trovato come l’Europa punti molto alla parità di trattamento, inserendo detta frase in molte direttive.

    Con parità di trattamento si intende anche l’accesso agli atti, di fatto, che deve essere uguale per tutti.

    Inoltre si chiarisce come ci debba essere assoluta diversità fra chi predispone documenti che poi siano utilizzati (da tutti) nel procedimento di gara e progettisti in gara, sempre al fine della parità di trattamento.

    Il tutto si riflette nelle norme del DPR 554 e nella 163/2003.

    Spero di non averti tediato, ma il caso mi ha interessato.

    Vediamo come va avanti dopo la conferenza.

    Ciao
    Vittorio (fimbulvetr)

  9. 2008 Dicembre 12

    Ciao Vittorio,
    non mi hai tediato anzi, grazie per le tue precisazioni e per la testimonianza diretta della conferenza di ieri a Genova della quale sapevo solo molto sommariamente l’esito. Da quanto ho capito e mi è stato detto era ancora la prima fase interlocutoria di presentazione dei progetti in Regione. L’iter va avanti e a metà settimana prossima (mi sembra, giovedì) ci dovrebbe già essere un altro incontro. Vedremo dunque l’evolversi.
    Tondello, sì, lo ricordavo anch’io, ma Ruol – ohibò – proprio l’avevo rimosso. Ma tant’è.
    Sulle possibili incompatibilità, la parità di trattamento etc… E già, questo intendevo: continuo a pensare che proprio dalle “varie (immense!!!!) normative”, come tu dici perfettamente, nascano quelle zone di discrezionalità interpretativa che vengono poi utilizzate in un senso o nell’altro quando si tratta di dirimere punti controversi. Insomma, secondo me le troppe norme invece di rafforzarsi finiscono spesso per indebolirsi a vicenda.
    Non ho sufficiente e approfondita cognizione delle normative in materia per farmi una personale e netta opinione su questo caso specifico; tuttavia, se – come tu sostieni – le norme sono sostanzialmente univoche e chiare nel prescrivere una “assoluta diversità fra chi predispone documenti che poi siano utilizzati (da tutti) nel procedimento di gara e progettisti in gara” etc., allora sì, giocoforza un problema di fondo c’è, e sarà dunque per più aspetti interessante vedere come e con quali criteri verrà sciolto…
    Saluti
    Fabrizio

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