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“La Condizioni dell’infanzia nel mondo”: rapporto Unicef 2009

15 gennaio 2009

rapporto_unicef_2009Il presidente dell’Assemblea legislativa ligure Giacomo Ronzitti ha ricevuto a Genova una delegazione dell’Unicef composta da alcuni volontari e bambini del Convitto Colombo e condotta dal presidente provinciale dell’organizzazione Giacomo Guerriera, il quale gli ha consegnato il Rapporto Unicef 2009 su “La Condizioni dell’infanzia nel mondo”, dedicato alla mortalità materna e neonatale nel mondo. Analoghe simboliche iniziative si sono svolte in Italia in concomitanza con la presentazione ufficiale del Dossier avvenuta in mattinata a Roma nella sede dell’Unicef alla presenza del Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna.

“Le donne dei paesi più poveri hanno 300 probabilità in più di morire di parto o per complicanze legate alla gravidanza rispetto alle donne dei paesi sviluppati”, ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia Vincenzo Spadafora durante la presentazione romana, riassumendo alcuni dati del rapporto. “Un bambino nato in un paese in via di sviluppo – ha aggiunto Spadafora – ha quasi 14 volte più probabilità di morire entro il primo mese di vita rispetto a un bambino nato in un paese industrializzato. Ogni anno, oltre mezzo milione di donne muoiono a causa di complicazioni relative alla gravidanza o al parto, tra cui circa 70.000 ragazze di età compresa tra i 15 e 19 anni. Dal 1990, le complicanze legate alla gravidanza e al parto hanno ucciso, si stima abbiano ucciso 10 milioni di donne”.

Nell’edizione 2009 del rapporto “La condizione dell’infanzia nel mondo” (qui il pdf dell’edizione digitale), si mette in evidenza la connessione tra la salute e la vita delle mamme e dei loro neonati e si forniscono indicazioni per colmare il divario tra paesi ricchi e paesi poveri. Molti degli interventi che salvano le neo mamme portano beneficio anche i loro bambini.

Mentre molti paesi in via di sviluppo hanno compiuto in anni recenti progressi notevoli nell’aumentare il tasso di sopravvivenza dell’infanzia, si sono evidenziati meno progressi nel ridurre la mortalità materna. Niger e Malawi, per esempio, hanno quasi dimezzato il tasso di mortalità infantile sotto i cinque anni, tra il 1990 e il 2007. In Indonesia, il tasso di mortalità sotto i cinque anni è sceso a quasi un terzo rispetto al 1990, e in Bangladesh è diminuito di oltre la metà.

Ma non ci sono stati progressi analoghi nella salute delle madri, che sono molto vulnerabili durante il parto e nei primi giorni dopo la nascita. E mentre il tasso di sopravvivenza per i bambini sotto i cinque anni sta migliorando a livello globale, i rischi per i neonati nei primi 28 giorni rimangono a livelli vergognosamente elevati in molti paesi.

“Nel mondo in via di sviluppo – si legge in una nota dell’Unicef -, il rischio di mortalità materna nel corso della vita è di 1 su 76 rispetto a una probabilità di 1 su 8.000 per le donne dei paesi industrializzati. Circa il 99% dei decessi mondiali derivanti da complicazioni della gravidanza avvengono nel mondo in via di sviluppo, dove avere un figlio resta tra i più gravi rischi per la salute per le donne. La stragrande maggioranza dei casi si verifica in Africa e in Asia, dove gli alti tassi di fertilità, la carenza di personale specializzato e deboli sistemi sanitari rappresentano una tragedia per molte giovani donne. I dieci paesi con il più alto rischio di mortalità materna sono Niger, Afghanistan, Sierra Leone, Ciad, Angola, Liberia, Somalia, Repubblica democratica del Congo, Guinea – Bissau e Mali”.

Il rischio di mortalità materna nel corso della vita in questi paesi va da 1 su 7 in Niger a 1 su 15 in Mali. E per ogni donna che muore, altre 20 soffrono di malattie o lesioni, spesso gravi e con danni permanenti. Per ridurre il tasso di mortalità infantile e materna, il rapporto raccomanda servizi essenziali forniti attraverso sistemi sanitari integrati in un continuum di cure a domicilio, nelle comunità, nei servizi sul territorio e nell’assistenza di base. Questo continuum di cure supera l’efficacia di singoli, interventi specifici e richiede invece un modello di assistenza sanitaria di base che includa tutte le fasi della salute materna, neonatale e dei bambini. Il rapporto constata che i servizi sanitari sono più efficaci se l’ambiente sociale sostiene l’empowerment delle donne, la loro protezione e la loro istruzione.

Nel sito dell’Unicef è presente uno speciale spazio di approfondimento sul rapporto UNICEF 2009

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