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Partigiani e repubblichini: pacificazione o equiparazione? Un contributo al dibattito di Roberto Nicolick e un commento

20 gennaio 2009

Anche in Liguria continuano il dibattito e le polemiche intorno alla proposta di legge n° 1360 che nei giorni scorsi ha visto a livello locale prendere una netta posizione di contrarietà anche da parte dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani) di Savona (vedi “Per i morti la pietà, ma non la falsificazione della storia”). Decisamente di segno opposto l’opinione di Roberto Nicolick che, dopo aver recentemente dato alle stampe una sua ricostruzione dell’eccidio di Cadibona sulla scia della cosiddetta “storiografia revisionista”, interviene ora con un suo “contributo al dibattito” (**).

Per chiudere definitivamente questo capitolo della storia recente italiana, sostiene, “L’unica strada percorribile è che, prima, una Legge dello Stato dia equiparazione Legislativa e di Status, tra i Partigiani e i ‘Repubblichini’, a seguito di una Legge concepita in modo corretto e finalmente equo, si getteranno le basi per un mutuo e reciproco anche etico rispetto tra due diversi ed opposti combattenti, dismettendo ed estinguendo un odio che ha sempre generato altro odio. Ci vorrà del tempo, ma i muri devono scomparire”.

Ritorna visibile, nell’intervento di Nicolick, l’accusa di mistificazione rivolta agli storici della Resistenza, i quali avrebbero – soprattutto nei primi decenni dopo la fine della guerra – sostanzialmente abusato in malafede del loro mestiere per costruire una mitografia ad uso politico, più che cimentarsi nella ricerca per dare una affidabile ricostruzione storiografica del recente passato. Tesi francamente semplicistica e ingenerosa nei confronti di tanti studiosi seri, come da anni la maggior parte degli storici di professione vanno ripetendo. E non penso si tratti solo di una semplice difesa corporativa.

“Si sa che la storia la scrivono i vincitori, e che dopo la Liberazione, oltre alle vendette più o meno personali, potentissime lobbie politiche hanno scatenato la storiografia ufficiale ed addomesticata, narcotizzando e mummificando le coscienze di tantissimi”, scrive Nicolick. La massima ricordata, spesso letteralmente ab-usata, vale forse (e nemmeno del tutto…) per i tempi in cui a un regime autoritario o dispotico ne succedeva un altro, ma in uno Stato democratico che, con tutti i limiti a volte sinistramente clamorosi, ha tuttavia assorbito anche in Italia nel periodo post-bellico alcuni fondamentali principi liberali (miscela che caratterizza lo stato moderno occidentale), garantendo spazio al pubblico confronto di idee non è forse anche questa una troppo comoda vulgata “narcotizzante”, promossa in questo caso in gran forza da “potentissime lobbie politiche” di segno contrario che muovono verso l’apice di una loro parabola che tende a crescere in altezza ormai da quasi un ventennio?

 (**) Roberto Nicolick, “Partigiani e repubblichini”: pacificazione ed equiparazione. Un contributo al dibattito – “In questi ultimi mesi si sta discutendo, in sedi più o meno qualificate, del problema relativo alla equiparazione tra le formazioni partigiane e i militari della Repubblica Sociale Italiana.
Dalla data fatidica del 25 aprile 1945, sono passati ben sessantaquattro anni, il che non è poco, decenni trascorsi tra sempre più stanche e deserte rievocazioni dell’anniversario della Liberazione, con partecipanti che arrivano in ambulanza e si muovono sulla sedia a rotelle in compagnia di una flebo. A volte mi chiedo se tutto questo reducismo spinto all’oltranza, alla luce di tante scomode verità, oramai emerse e sotto gli occhi di tutti, sia giustificato.
Ricerche storiche, supportate da migliaia di testimonianze, hanno diradato una colpevole e comoda nebbia che nascondeva verità pesanti e conformiste. Si sa che la storia la scrivono i vincitori, e che dopo la Liberazione, oltre alle vendette più o meno personali, potentissime lobbie politiche hanno scatenato la storiografia ufficiale ed addomesticata, narcotizzando e mummificando le coscienze di tantissimi.
Tornando alla richiesta, sempre più pressante, della equiparazione tra partigiani e “repubblichini”, mi sembra che i tempi siano maturi; un disegno di Legge è quasi pronto ed affronterà il suo iter nelle sedi più adeguate, già molti “gendarmi della memoria” si stanno stracciando le vesti, lanciano le loro grida allo scandalo che un Governo di Centro – Destra sta per creare.
Dove sta o starebbe lo scandalo, presunto? Leggendo la storiografia ufficiale, si rimane stupiti dall’enorme numero di partigiani che subito dopo il 25 aprile 45, appare all’orizzonte! Forse è clonazione?
Un’altra cosa , anomala: questo numero enorme di partigiani, è rilevato solo al nord, in assenza quasi completa di Forze Militari Alleata, e dove peraltro dopo il 25 aprile 1945 e negli anni a seguire, avvengono con sistematicità, omicidi singoli e multipli, sparizioni di centinaia di persone, in un solo colpo, fosse comuni vengono aperte, riempite e ricoperte, nello spazio di una sola notte! Nessuno viene risparmiato… basta essere semplicemente sospettati di appartenenza o collaborazione con la R.S.I. e avviene prima il prelevamento, poi l’interrogatorio e quindi… la sparizione del “cattivo” soggetto.
Addirittura tra la fine del 1943 e i primi mesi del 1948, in Italia si assistette alla giustizia sommaria di più di un centinaio di sacerdoti, colpevoli – nella maggior parte dei casi – di aver stigmatizzato dal pulpito “le ruberie e gli eccidi compiuti dai partigiani” o di essersi opposti “alla politicizzazione in senso comunista della Resistenza”.
Sanguinose vendette personali, catalogate come “atti di guerra” accadono a maggio – giugno – luglio – agosto 1945 e a seguire sino agli anni 50, in assenza completa degli organi tradizionali che dovevano tutelare la convivenza civile, la Legge è assente oppure guarda da un’altra parte e se indaga viene colpita anch’essa!
Personaggi, difficilmente catalogabili, vestono da prima l’uniforme da repubblichino e poi quella da partigiano… faranno una grande carriera politica nella prima repubblica…
Molti fascisti, agiati e ricchi, o definiti come tali, spariscono, e altri , non fascisti, si arricchiscono improvvisamente! Stupri e altre atrocità del genere, si susseguono senza sosta, consumate su presunti fascisti, presunte spie fasciste, presunti gerarchi fascisti, parenti stretti o amici delle precedenti categorie.
Di fronte a questo Far West, dove il diritto scompare e dove l’incertezza della vita era ben presente, come si può a tutt’oggi distinguere il buono dal malvagio? Come possono o come hanno potuto gli storiografi ufficiali affermare che i cattivi erano tutti da una sola parte?
Non esiste una soluzione. La quasi totalità dei colpevoli di tante atrocità, consumate falsamente nel nome di un Ideale, sono defunti. Tantissime tombe sono vuote, e i parenti non sanno dove piangere. Tante Verità devono ancora venire a galla e solo ultimamente molte coscienze illuminate si pongono degli interrogativi…
Per porre un qualche rimedio a questo immane fardello di dolore, esiste una unica strada percorribile, che porterà, non subito ovviamente, alla pacificazione e che servirà a creare una cultura ed una mentalità aperta e… diversa.
Finché esisterà il terribile ed osceno, preconcetto che uccidere un Fascista è stato un bene, non si potrà avere rispetto per l’avversario, e qualsiasi gesto di odio, anche il più efferato sarà giustificabile e giustificato.
L’unica strada percorribile è che , prima, una Legge dello Stato dia equiparazione Legislativa e di Status, tra i Partigiani e i “Repubblichini”, a seguito di una Legge concepita in modo corretto e finalmente equo, si getteranno le basi per un mutuo e reciproco anche etico rispetto tra due diversi ed opposti combattenti, dismettendo ed estinguendo un odio che ha sempre generato altro odio. Ci vorrà del tempo, ma i muri devono scomparire” (Savona, 20 gennaio 2009).

2 commenti leave one →
  1. informaticosi permalink
    20 gennaio 2009 22:35

    no e poi mai no. per me non si può mettere insieme partigiani e repubblichini etichettandoli tutti come “patrioti” ! ma neanche per sogno! i primi combatterono per la libertà e la democrazia, i secondi furono alleati di Hitler, o comunque del Duce, sicuramente un personaggio che con la democrazia aveva poco a che fare ! a quanto ne so, anche se vogliamo tirar fuori la scusa che furono costretti ad andare in guerra a fianco dei fascisti pena la galera, se proprio uno voleva poteva evitarlo, unirsi ai partigiani o scappare in Francia, come fecero moltissimi (tra cui Andreotti)…quindi non capisco perché i ragazzi di Salò dovrebbero meritare “etico rispetto” ! di certo però chi vota Pdl la pensa diversamente…

  2. 25 gennaio 2009 23:12

    “la storia la scrivono i vincitori”. siamo così sicuri che i vincitori siano stati i partigiani e non i fascisti? io non lo sono.

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