Skip to content

Caso Englaro: verso un golpe clericale sotto la regia del Vaticano? Nella Costituzione le ragioni del Presidente Napolitano. La lettera a Berlusconi

7 febbraio 2009

italia_vaticano1I. Pluralismo etico e libertà: voci per un dialogo (im-)possibile e (ir-)responsabilità della politica. Rem tene, verba sequentur…

II. ** La lettera del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano indirizzata al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

I. “I concetti di vita e di morte hanno molteplici aspetti ed accezioni, che spesso si intrecciano e influenzano reciprocamente e, soprattutto, la loro definizione cambia storicamente con il mutare delle conoscenze scientifiche, dei riferimenti filosofici, con le trasformazioni sociali. La vita e la morte inoltre possono essere viste ai diversi livelli della struttura gerarchica del mondo vivente e a ogni livello corrisponderanno una definizione specifica e particolari conseguenze di ordine teorico e pratico.
Si può rispondere alle classiche domande ‘Che cosa è la vita?’ e ‘Che cosa è la morte?’, utilizzando criteri diversi: sociali, economici, filosofici, etici o religiosi. E in ogni risposta, sia essa espressa in un trattato , in un poema, in un dipinto, in una sinfonia o nell’azione pratica di ogni giorno, si possono ritrovare in modi diversi i tentativi dell’uomo di dare un senso alla propria esistenza e i concreti tentativi che i singoli e le collettività prendono per modificare le proprie condizioni di vita. Queste diverse risposte hanno dunque una grande rilevanza culturale e politica ed estesi riflessi di ordine etico.
Le definizioni scientifiche sollevano molte e complesse riflessioni di ordine generale, soprattutto da quando la scienza e la tecnologia si sono venute a trovare in possesso di strumenti capaci di incidere direttamente e con precise finalità sulla natura stessa della vita e sui limiti e la natura della morte” (Bernardino Fantini-Mirko D. Grmek, Le definizioni di vita e di morte nella biologia e nella medicina contemporanee, in AA.VV., Bioetica, Roma-Bari, Laterza, 1989, p. 163).

La vita non rappresenta “un assoluto e incontrovertibile valore in sé, ma solo attraverso la soddisfazione di ben precise esigenze e interessi, acquista un valore, o, come si preferisce dire, una ‘qualità’ che a nessun altro, fuorché al soggetto della cui vita si tratta, spetta valutare” (Patrizia Borsellino, Bioetica e filosofia, in AA.VV., Medicina e diritto, Milano, Giuffrè, 1995, p. 18).

“La vita e la morte appartengono al Signore […] Lui solo ne può disporre e nessun altro: né il paziente, né i familiari, né il suo rappresentante legale, né il medico, né lo Stato” (cardinale Dionigi Tettamanzi arcivescovo di Milano, Nuova bioetica cristiana, Casale Monferrato, Piemme, 2000).

“Nessun fedele vorrà negare che al Magistero della Chiesa spetti di interpretare anche la legge morale naturale. È infatti incontestabile […] che Gesù Cristo, comunicando a Pietro e agli apostoli […] la sua divina autorità [….], li costituiva custodi e interpreti autentici di tutta la legge morale, non solo cioè la legge evangelica, ma anche quella naturale, essa pure espressione della volontà di Dio, l’adempimento fedele della quale è parimenti necessario alla salvezza” (Enciclica di Paolo VI, Humanae vitae, 1968, § 4).

“La Chiesa Cattolica pretende di imporre a tutti – per il loro bene – come debbono mettere al mondo i figli, come devono morire, come devono mettere su famiglia e come devono curarsi. Le leggi dei paesi cattolici, e specialmente dell’Italia, dato l’incombere del Vaticano, non sono ancora giunte a riconoscere minime e fondamentali libertà ai cittadini e alle cittadine a proposito della procreazione assistita e della possibilità di evitare l’accanimento terapeutico in presenza di alimentazione e idratazione artificiali, e ancora su molte questioni che riguardano sia la diagnostica prenatale come il ricorso alle cure messe a disposizione dalla ricerca sulle cellule staminali (sia adulte che embrionali). Anche sulla formazione e il riconoscimento giuridico dei rapporti famigliari e di coppia in questi paesi prevale l’imposizione per legge della morale comandata da Dio di cui la Chiesa si fa interprete, discriminando così in modo inaccettabile sia le coppie eterosessuali – non unite da rapporti matrimoniali – e sia le coppie omosessuali – alle quali si impedisce di godere delle protezioni più elementari” (Eugenio Lecaldano, Un’etica senza Dio, Roma-Bari, Laterza, 2006, pp. 23-26: § 1.7 “Come la morale fondata su Dio unisce in modo illiberale morale e legge”).

“I rapporti spesso ambigui instaurati dalla Chiesa Cattolica durante il fascismo dicono chiaramente che la libertà individuale – in tempi ancora recenti – è stata per una parte non trascurabile di tale istituzione religiosa un valore potenzialmente sacrificabile in cambio dell’imposizione da parte dello Stato della ‘giusta’ ortodossia nei comportamenti. Difficile dire fino a che punto le cose stiano ancora così. Rimane però il fatto che il ruolo discriminante, allora come oggi, rimane la politica” (Eugenio Lecaldano, ivi).

“Poiché il punto di vista da cui si muovono queste osservazioni è quello della politica, ciò significa chiedersi se sia ancora utilizzabile lo storico espediente del rispetto della libertà di coscienza dei parlamentari come garanzia di un risultato legislativo immune alle distorsioni della disciplina di partito o di gruppo. Ma, nelle materie che riguardano la vita e il suo governo, la coscienza da rispettare è prima di tutto quella degli interessati, la cui autonomia non può essere sequestrata da una decisione politica che finisce così con l’assumere caratteri autoritari” (Stefano Rodotà, Perché laico, Roma-Bari, Laterza, 2009, p. 42).

“D: Sui temi etici le polemiche testimoniano che scienza e religione sono su posizioni inconciliabili. Crede che non ci sia alcuna possibilità di mediazione? R: Credo che il problema non sia quello di conciliare. Penso che la religione legittimamente sostenga le sue posizioni basate sulla fede e legittimamente le promuova presso chi ha fede. I problemi nascono se tali posizioni vengono imposte anche a chi la fede non l’ha. In Italia ci sono 10 milioni di non credenti dichiarati. Bisogna tenere conto delle idee e dei diritti di tutti” (Umberto Veronesi intervistato dalla Stampa, venerdì 14 novembre 2008, p. 5).

“Ritengo che tra i diritti dell’uomo ci sia anche, anzi soprattutto, quello di congedarsi dalla vita quando questa sia diventata per lui soltanto un calvario di sofferenze senza speranza e, mettendolo alla mercé degli altri gli abbia tolto anche la possibilità di difendere il proprio pudore, e quindi la propria dignità. L’obiezione dei cattolici è che la vita, essendo un dono del Signore, solo Lui ha il diritto di toglierla […]. Ed è su questo punto che sono io a dissentire. Io non sono (purtroppo) un credente. Ma se lo fossi troverei sacrilego attribuire al Signore tanta crudeltà verso le sue creature” (Indro Montanelli, “Basta con questo ciarpame teologico e moralistico!”, “Il Corriere della Sera”, 23 febbraio 2000).

[Per un quadro di insieme equilibrato sulle distanze filosofico culturali e le inconciliabilità su alcuni principi discriminanti dal punto di vista teoretico: Giovanni Fornero, Bioetica cattolica e bioetica laica, Milano Bruno Mondadori, 2005]

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

II ** “Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha preso atto con rammarico della deliberazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto-legge relativo al caso Englaro. Avendo verificato che il testo approvato non supera le obiezioni di incostituzionalità da lui tempestivamente rappresentate e motivate, il Presidente ritiene di non poter procedere alla emanazione del decreto”. Così ieri informava la nota del Quirinale; l’epilogo – transitorio – della vicenda è noto dalle fluviali cronache di tutti i media; qui di seguito, invece, si può leggere il testo integrale della lettera che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva precedentemente inviato al Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi:

“Signor Presidente,
lei certamente comprenderà come io condivida le ansietà sue e del Governo rispetto ad una vicenda dolorosissima sul piano umano e quanto mai delicata sul piano istituzionale.
Io non posso peraltro, nell’esercizio delle mie funzioni, farmi guidare da altro che un esame obiettivo della rispondenza o meno di un provvedimento legislativo di urgenza alle condizioni specifiche prescritte dalla Costituzione e ai principi da essa sanciti.
I temi della disciplina della fine della vita, del testamento biologico e dei trattamenti di alimentazione e di idratazione meccanica sono da tempo all’attenzione dell’opinione pubblica, delle forze politiche e del Parlamento, specialmente da quando sono stati resi particolarmente acuti dal progresso delle tecniche mediche.
Non è un caso se in ragione della loro complessità, dell’incidenza su diritti fondamentali della persona costituzionalmente garantiti e della diversità di posizioni che si sono manifestate, trasversalmente rispetto agli schieramenti politici, non si sia finora pervenuti a decisioni legislative integrative dell’ordinamento giuridico vigente.
Già sotto questo profilo il ricorso al decreto legge – piuttosto che un rinnovato impegno del Parlamento ad adottare con legge ordinaria una disciplina organica – appare soluzione inappropriata. Devo inoltre rilevare che rispetto allo sviluppo della discussione parlamentare non è intervenuto nessun fatto nuovo che possa configurarsi come caso straordinario di necessità ed urgenza ai sensi dell’art. 77 della Costituzione se non l’impulso pur comprensibilmente suscitato dalla pubblicità e drammaticità di un singolo caso. Ma il fondamentale principio della distinzione e del reciproco rispetto tra poteri e organi dello Stato non consente di disattendere la soluzione che per esso è stata individuata da una decisione giudiziaria definitiva sulla base dei principi, anche costituzionali, desumibili dall’ordinamento giuridico vigente.
Decisione definitiva, sotto il profilo dei presupposti di diritto, deve infatti considerarsi, anche un decreto emesso nel corso di un procedimento di volontaria giurisdizione, non ulteriormente impugnabile, che ha avuto ad oggetto contrapposte posizioni di diritto soggettivo e in relazione al quale la Corte di cassazione ha ritenuto ammissibile pronunciarsi a norma dell’articolo 111 della Costituzione: decreto che ha dato applicazione al principio di diritto fissato da una sentenza della Corte di cassazione e che, al pari di questa, non è stato ritenuto invasivo da parte della Corte costituzionale della sfera di competenza del potere legislativo.
Desta inoltre gravi perplessità l’adozione di una disciplina dichiaratamente provvisoria e a tempo indeterminato, delle modalità di tutela di diritti della persona costituzionalmente garantiti dal combinato disposto degli articoli 3, 13 e 32 della Costituzione: disciplina altresì circoscritta alle persone che non siano più in grado di manifestare la propria volontà in ordine ad atti costrittivi di disposizione del loro corpo.
Ricordo infine che il potere del Presidente della Repubblica di rifiutare la sottoscrizione di provvedimenti di urgenza manifestamente privi dei requisiti di straordinaria necessità e urgenza previsti dall’art. 77 della Costituzione o per altro verso manifestamente lesivi di norme e principi costituzionali discende dalla natura della funzione di garanzia istituzionale che la Costituzione assegna al Capo dello Stato ed è confermata da più precedenti consistenti sia in formali dinieghi di emanazione di decreti legge sia in espresse dichiarazioni di principio di miei predecessori (si indicano nel poscritto i più significativi esempi in tal senso).
Confido che una pacata considerazione delle ragioni da me indicate in questa lettera valga ad evitare un contrasto formale in materia di decretazione di urgenza che finora ci siamo congiuntamente adoperati per evitare”.

Poscritto
1. Con una lettera del 24 giugno 1980, il Presidente Pertini rifiutò l’emanazione di un decreto-legge a lui sottoposto per la firma in materia di verifica delle sottoscrizioni delle richieste di referendum abrogativo;
2. il 3 giugno 1981, sempre il Presidente Pertini, chiamato a sottoscrivere un provvedimento di urgenza, richiese al Presidente del Consiglio di riconsiderare la congruità dell’emanazione per decreto-legge di norme per la disciplina delle prestazioni di cura erogate dal Servizio Sanitario Nazionale. Nel caso specifico, uno degli argomenti addotti dal Capo dello Stato consisteva nel rilievo della contraddizione tra la disciplina del decreto-legge emanando e “un indirizzo giurisprudenziale in via di definizione”;
3. con lettera 10 luglio 1989 al Presidente del Consiglio De Mita, il Presidente Cossiga manifestò la sua riserva in ordine alla presenza dei presupposti costituzionali di necessità e urgenza ai fini dell’emanazione di un decreto-legge in materia di profili professionali del personale dell’ANAS e affermò: “Ritengo, pertanto, che, allo stato, sia opportuno soprassedere all’emanazione del provvedimento, in attesa della conclusione del dibattito parlamentare sull’analogo decreto relativo al personale del Ministero dell’interno”;
4. in quella stessa lettera e successivamente nella lettera al Presidente del Consiglio Andreotti del 6 febbraio 1990, il Presidente Cossiga richiamò all’osservanza delle specifiche condizioni di urgenza e necessità che giustificano il ricorso alla decretazione di urgenza, ritenendo legittimo da parte sua – in caso di non soddisfacente e convincente motivazione del provvedimento – il puro e semplice rifiuto di emanazione del decreto – legge;
5. con un comunicato del 7 marzo 1993, il Presidente Scalfaro, in rapporto all’emanazione di un decreto-legge in materia di finanziamento dei partiti politici invitò il Governo a riconsiderare l’intera questione, ritenendo più appropriata la presentazione alle Camere di un provvedimento in forma diversa da quella del decreto-legge”. [fonte: ufficio stampa Quirinale]

No comments yet

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: