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Liguria, centrale Tirreno Power di Vado: ancora un No dalla Regione all’ampliamento a carbone. Ma il centrodestra contrario

10 marzo 2009

La Centrale Tirreno Power di Vado Ligure, al confine con Quiliano

Il Consiglio regionale della Liguria ha approvato oggi con 17 voti a favore e 7 contrari (centrodestra) un ordine del giorno che conferma il parere negativo espresso all’ipotizzato ampliamento della centrale a carbone di Tirreno Power di Vado Ligure – Quiliano. Il documento impegna la Giunta regionale “ad assumere le iniziative più adeguate, di intesa con gli enti locali interessati, affinché il parere negativo espresso a livello territoriale sull’apertura di un nuovo gruppo a carbone nella centrale di Tirreno Power di Vado ligure – Quiliano possa tradursi in un conseguente e corrispondente esito della Conferenza dei Servizi, che dovrà essere tenuta presso il Ministero delle Attività Produttive”.
“La centrale – ha ricordato Antonino Miceli (Partito Democratico) – eroga 1400 megawatt di energia con due gruppi a carbone e uno a metano. L’azienda ha chiesto un ampliamento per un gruppo di 460 megawatt a carbone. La commissione Via del Ministero ambiente ha espresso parere favorevole. Gli enti interessati: Provincia di Savona, i Comuni di Vado e Quiliano e la Regione Liguria sono contrari per diversi motivi: la Liguria produce più energia del fabbisogno, l’impianto avrebbe un notevole impatto ambientale, sono necessarie altre verifiche su qualità dell’aria, la zona di Vado è molto carica di insediamenti produttivi e portuali. La contropartita offerta da Tirreno Power riguarda interventi di produzione di energia da fonti rinnovabili e altri iniziative di ambientalizzazione dell’impianto. Ciò dimostra che questi interventi richiesti dalla popolazione si possono e si devono fare. La comunità di Vado ligure ha già fatto più del dovere rispetto alla necessità di dare lavoro e produrre reddito ed energia: dalle attività produttive alla discarica, dal terminal alla piattaforma portuale prevista. Pensiamo che sul piano della produzione di energia con il carbone debba far valere il suo no”.
Rispondendo alle critiche del centrodestra Miceli ha inoltre aggiunto: “L’accusa viene rivolta a noi e alle amministrazioni vadesi di appartenere al partito del no è assolutamente priva di ogni fondamento a Vado esiste già una centrale da 1400 MW, una delle più grandi del Paese, c’è la discarica più grande della provincia di Savona, c’è il terminal e si sta installando una piattaforma portuale di grandi dimensioni. Se oggi si rifiuta un ulteriore ampliamento della centrale credo che non si possa iscrivere questa cittadina al partito del no a priori”.
“Anche noi – ha ribattuto nel suo intervento Nicola Abbundo (Moderati per il popolo della Libertà) – siamo a conoscenza delle contrarietà da parte della popolazione all’ampliamento della centrale, forse motivate da cattiva informazione e preoccupazioni ambientali. Però prendendole per buone si toglie autorevolezza a un procedimento, quello della Via, sempre utilizzato”. Sempre tra le forze del centro destra, Angelo Barbero (Per la Liguria nel Popolo della Libertà) ha definito l’ordine del giorno “mal posto, ricco di discrepanze nonostante alcune parti siano condivisibili” e Luigi Morgillo (Forza Italia) ha invece proposto di rinviare il documento in commissione per approfondirne il contenuto tecnico “Bocciare il parere della commissione Via – ha sostenuto – è una questione delicata, che potrebbe aprire precedenti. Si dice che aumentando la potenza aumenta l’inquinamento ma, grazie ai miracoli della tecnologia, potrebbe anche accadere il contrario come sostengono Tirreno Power e la commissione Via nazionale”.
Michele Boffa (capogruppo del Partito Democratico) ha rifiutato il rinvio in commissione chiesto dal centrodestra ma ha accettato di stralciare i due paragrafi più duri dell’ordine del giorno: “Il centrodestra in Regione vota per ampliare la centrale – ha detto – ma quale posizione prenda a Vado e in provincia di Savona ancora non è chiaro”. Rispondendo alle accuse di non tenere conto delle valutazioni di un organismo tecnico nazionale, la commissione Via, Boffa ha replicato: “La nostra non è una linea di contrapposizione al Ministero o alla commissione Via nazionale, ma di aperto dissenso rispetto all’ulteriore ricorso alle fonti energetiche non rinnovabili come il carbone in una zona che già subisce rilevanti impatti ambientali”.
“La Via regionale ha detto no all’ampliamento ma è stata smentita da quella nazionale senza che quest’ultima l’abbia chiamata a spiegare al Ministero i motivi del suo no”, ha ricordato poi Carlo Vasconi (Verdi); “Siamo di fronte ad un comportamento inusuale e assai contraddittorio – ha proseguito – rispetto ad una politica federalista che in altre occasioni viene sbandierata. Per questo come Consiglio difendiamo un parere tecnico, non politico. Ritengo che a livello nazionale si debbano ridurre l’utilizzo del carbone a fini energetici e le emissioni di CO2. È fisicamente impossibile che le emissioni possano diminuire aumentando la produzione di energia con impianti a carbone, i più inquinanti”. «Quello di Vado sarebbe uno dei pochissimi esempi – ha puntualizzato Cristina Morelli (Verdi) – in cui dal metano si torna al carbone».
“È importante ascoltare le esigenze della popolazione locale – ha ripetuto dalle fila del centro destra Gabriele Saldo (capogruppo Forza Italia) – ma questo andrebbe fatto sempre. Ritengo inopportuno e grave che un’Assemblea regionale voti contro una procedura tecnica nazionale”.
L’assessore all’ambiente Franco Zunino ha infine appoggiato a nome della Giunta l’ordine del giorno: “La Liguria è tra le regioni che esportano più energia. Non la si può accusare di non dare il suo contributo alle esigenze energetiche del Paese. Non succedeva da dieci anni che la Via nazionale non tenesse conto della Via regionale e delle prese di posizione unanime degli enti locali interessati”.

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