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Tibet: cinquant’anni fa l’invasione cinese

10 marzo 2009

bandiera_tibet_01A cinquant’anni dalla rivolta di Lhasa contro l’occupazione cinese in Tibet, origine della morte e dell’incarcerazione di decine di migliaia di persone e dell’esilio del Dalai Lama in India, sì è svolta oggi presso la sede romana della Regione Piemonte in via delle Quattro Fontane, l’assemblea generale dell’Associazione di Comuni, Province, Regioni per il Tibet, della quale fanno parte anche la Provincia di Savona, alcuni comuni liguri (tra i quali Genova, Ronco Scrivia e Vado Ligure) e la stessa Regione Liguria che nel dicembre 2007 per mano del presidente del Consiglio regionale ligure Giacomo Ronzitti consegnò nella sede torinese dell’associazione a Tenzin Gyatso, il Dalai Lama premio Nobel per la pace, il sigillo d’argento, ovvero la massima onorificenza conferita dall’Assemblea legislativa ligure.
L’Associazione degli enti locali per il Tibet fu istituita a Torino presso il Consiglio regionale del Piemonte il 9 marzo 2002 (per iniziativa della stessa Regione Piemonte e con l’adesione dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) con il fine di promuovere e coordinare la campagna europea “Una bandiera per uno status di piena autonomia del Tibet”, sostenere presso gli Stati membri dell’Unione Europea la risoluzione del Parlamento Europeo del 6 luglio 2000, e supportare l’iniziativa del Dalai Lama e del governo tibetano nei confronti delle autorità della Repubblica Popolare Cinese.

india_tibet_protest_01I consiglieri regionali piemontesi Mariacristina Spinosa e Giampiero Leo, referenti dell’Associazione, hanno aperto e chiuso i lavori dell’Assemblea durante la quale il presidente dell’associazione Italia-Tibet Claudio Cardelli e il presidente dei Radicali Italiani Bruno Mellano hanno fatto il punto sull’attuale situazione sociale e politica del Tibet. L’associazione nel pomeriggio parteciperà alla manifestazione “Tibet – Ora più che mai”, promossa dalla Comunità tibetana in Italia, che prevede alle 15, in piazza Montecitorio, una simbolica maratona oratoria e alle 18.30 una fiaccolata da piazza Venezia al Colosseo. Altre manifestazioni sono previste durante la giornata e nei prossimi giorni in molte città italiane. Idealmente, un filo diretto unirà le manifestazioni a quella di Dharamsala (India), sede del governo tibetano in esilio, dove nel pomeriggio si svolgerà una processione a lume di candela che partendo alle 17.30 da Mcleod Ganj raggiungerà il tempio buddista di Tsuglagkhang per osservare un minuto di silenzio in onore delle vittime della repressione cinese in Tibet che ha avuto un’ulteriore recrudescenza in questo ultimo anno. Alla cerimonia, organizzata dal governo tibetano esiliato, sarà presente anche una delegazione italiana guidata da Gunther Cologna, già presidente dell’Associazione Italia-Tibet ed ex consigliere regionale del Trentino Alto Adige. Penpa Tsering, portavoce del governo tibetano, terrà un discorso durante la celebrazione che si concluderà con una veglia di preghiera presso il Tibetan Institute of Performing Arts.

tibet_free_011Com’è noto, in occasione del 50enario della sollevazione di Lhasa in questi giorni la Cina ha rafforzato le “misure di sicurezza” in Tibet. Non sono mancate notizie di scontri avvenuti in queste ultime ore, con l’arresto – secondo alcune fonti – di oltre un centinaio di monaci tibetani. Il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini intervenendo ieri sulla questione diritti umani nell’ambito di un seminario dal titolo “Quale futuro per le relazioni tra Unione Europea e Cina?”, ha invocato la necessità della “ripresa di un dialogo strategico tra i rappresentanti del Dalai Lama e le autorità cinesi”, pur riconoscendo che finora i risultati in questa direzione sono sempre stati a dir poco modesti. Le ragioni sono ben note: nei rapporti con la Cina sono sempre prevalsi gli interessi economici, che hanno messo in secondo piano tutto il resto. Da qui i risultati pressoché nulli delle tanto rituali e pletoriche quanto insignificanti prese di posizione sia da parte dell’Unione Europea che degli Stati Uniti. Intanto, mentre la diplomazia internazionale fa poco e male il suo lavoro, secondo quanto risulta da fonti dell’amministrazione centrale Tibetana in esilio (rese note nel sito ufficiale, consultabile anche in inglese), solo nell’ultimo anno, dallo scorso 10 marzo 2008 ad oggi, il bilancio della repressione del dissenso in Tibet operata dal governo cinese è stato di 220 morti e 1294 feriti; “circa 5.600 persone – aggiungono – sono ancora sotto arresto o detenuti in carcere e oltre 1.000 risultano scomparsi”.

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