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Lista Pdl riammessa alle elezioni provinciali di Savona. Le motivazioni del Tar Liguria (considerazioni e documento)

31 maggio 2009

TarLiguria_28_05_2009_liste_pdl_provinciali_Savona_01Il caso delle “imprecisioni formali” (chiamiamole così, fino a prova contraria…) nella raccolta firme per la presentazione della lista del Popolo della Libertà in sostegno di Angelo Vaccarezza lanciato come candidato forte alla presidenza della Provincia di Savona, si è nei giorni scorsi momentaneamente risolto positivamente.

In un clima ingauno strapaesano da “tarallucci e vino” e “volemose tutti bene”, apparente parziale schiarita anche sul Pdl albenganese, con la locale dirigenza che se non altro può tirare il fiato per un po’, a partire dal coordinatore cittadino Pdl Bruno Robello De Filippis e dell’incaricato all’autenticazione delle firme, Angelo Barbero, capogruppo del partito in Consiglio Comunale. Ma mettiamo subito da parte la ridda abbastanza monotona delle dichiarazioni di comodo e di pragmatica, che come sempre lasciano in tempo che trovano, andando poco oltre la mera traccia (in positivo o in negativo) dello stile e dell’eleganza politica di chi le rilascia.

Più in concreto, invece, fino a che punto tutti i nodi sono stati veramente sciolti? Da quanto si legge – e sì può tentare di capire al netto delle sfumature più dure del linguaggio e della prassi giuridica – nell’ordinanza collegiale emanata a Genova dal Tar il 28 maggio (qui sotto riprodotta nel suo testo), di fatto tutto resta in realtà rimandato a successive strette valutazioni di merito sulla questione della ricusazione della lista per opera dell’Ufficio elettorale centrale del Tribunale di Savona. La strettoia è stata un po’ artificiosamente allargata, ma tale è rimasta.

Tuttavia, almeno un paio di punti importanti il Pdl, seppure in via transitoria, è comunque riuscito a segnarli in suo favore, sbloccando una situazione che di certo avrebbe pesato non poco sull’esito delle elezioni: la riammissione immediata della lista da una parte e, dall’altra, la motivazione stessa addotta dal Tar che di fatto sembrerebbe suggerire un (pre-)giudizio positivo quando dovrà esprimersi nel merito: “a prescindere dalla circostanza che l’indicazione del luogo ove è avvenuta l’autenticazione delle firme dei sottoscrittori possa assumere rilievo di elemento sostanziale nell’economia dell’atto di autentica, va rilevato che risulta depositata presso l’ufficio elettorale centrale, nel termine di scadenza per la presentazione della lista, una dichiarazione del consigliere comunale che ha autenticato le firme, attestante il luogo in cui è avvenuta l’autenticazione stessa, senza che tale documento sia stato positivamente apprezzato dal predetto ufficio”, recita alla lettera un passaggio del documento.

Ovvero, come lamentato dal Pdl, l’Ufficio elettorale Centrale di Savona non ha tenuto conto della memoria depositata da Angelo Barbero che serviva a supplire alla mancata specificazione del luogo dove le firme erano state raccolte.

Qui, però, non è menzionato un ulteriore punto successivamente emerso, cioè che in realtà non tutte le firme depositate erano state effettivamente raccolte ad Albenga (l’ormai famigerato caso delle firme di Andora). A una imprecisione se ne è aggiunta così un’altra, che ha sollevato – com’è noto – un ulteriore polverone, con annessa apertura di indagine della magistratura savonese (peraltro ancora in corso…). Quanto potrà pesare questo, ancora non si sa. Si tratta di errori di un’entità tale da giustificare l’estromissione di una lista dalle elezioni? Se ne sa ancor meno, dal momento che è esattamente ciò sul quale era chiamato ad esprimersi il Tar (come si sa, la data era già stata fissata per l’11 giugno).

Il resto è tutto giocato sul filo del tecnicismo, perché a rigore, secondo la prassi ormai invalsa , il Tar avrebbe dovuto respingere la richiesta cautelare di sospensiva per entrare direttamente nel merito del ricorso ad elezioni avvenute (“la regola della inammissibilità del gravame avverso le operazioni elettorali, proposto prima della proclamazione degli eletti” è divenuta “oramai una regola di diritto vivente” secondo una linea costante mantenuta dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato, si legge nell’ordinanza pronunciata dalla Sezione seconda del Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria).

Ma qui è stato inserito il secondo grimaldello utilizzato dal Pdl per scardinare questa prassi, cioè “la questione di legittimità costituzionale” (“per contrasto con gli artt. 3, 24, 48,49,51,97 e 113 Cost., dell’art. 83/11 del D.P.R. 16.05.1960 n. 570”; le altre precisazioni, nel testo), valutata dalla seconda sezione del Tribunale Amministrativo della Liguria “non manifestamente infondata”. Automatico a questo punto la sospensione del giudizio in corso, e la richiesta di un giudizio da parte Corte Costituzionale, aprendo tra l’altro un caso interessante a livello nazionale che apre un’infinità di questioni che vanno ben al di là del solo caso locale savonese (per dire: se davvero la prassi invalsa lede diritti costituzionali, a questo punto che succede? Si cambierà la prassi, d’accordo; epperò: tutti i casi analoghi passati, chi li risarcisce? E come ha fatto a consolidarsi – sino all’anno 2009 – una giurisprudenza incongruente?… mah!).

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